lunedì 7 marzo 2016
Sono qui a rapporto ...
Un sacerdote stava camminando in chiesa verso mezzogiorno e passando dall'altare decise di fermarsi lì vicino per vedere chi era venuto a pregare. In quel momento si aprì la porta, il sacerdote inarcò il sopracciglio vedendo un uomo che si avvicinava; l'uomo aveva la barba lunga di parecchi giorni, indossava una camicia consunta, aveva una giacca vecchia i cui bordi avevano iniziato a disfarsi. L'uomo si inginocchiò, abbassò la testa, quindi si alzò e uscì.
Nei giorni seguenti lo stesso uomo, sempre a mezzogiorno, tornava in chiesa con una valigia... si inginocchiava brevemente e quindi usciva.
Il sacerdote, un po' spaventato, iniziò a sospettare che si trattasse di Un ladro, quindi un giorno si mise davanti alla porta della chiesa e quando l'uomo stava per uscire dalla chiesa gli chiese: "Che fai qui?"
L'uomo gli rispose che lavorava in zona e aveva mezz'ora libera per il pranzo e approfittava di questo momento per pregare, "Rimango solo un momento, sai, perché la fabbrica è un po' lontana, quindi mi inginocchio e dico: "Signore, sono venuto nuovamente per dirti quanto mi hai reso felice quando mi hai liberato dai miei peccati... non so pregare molto bene, però ti penso tutti i giorni...
Beh, Gesù... qui c'è Jim a rapporto"
Il padre si sentì uno stupido, disse a Jim che andava bene, che era il benvenuto in chiesa quando voleva.
Il sacerdote si inginocchiò davanti all'altare, si sentì riempire il cuore dal grande calore dell'amore e incontrò Gesù.
Mentre le lacrime scendevano sulle sue guance, nel suo cuore ripeteva la preghiera di Jim:
"Sono venuto solo per dirti, Signore, quanto sono felice da quando ti ho incontrato attraverso i miei simili e mi hai liberato dai miei peccati... non so molto bene come pregare, però penso a te tutti i giorni... Beh, Gesù... eccomi a rapporto!"
Dopo qualche tempo il sacerdote notò che il vecchio Jim non era venuto. I giorni passavano e Jim non tornava a pregare.
Il padre iniziò a preoccuparsi e un giorno andò alla fabbrica a chiedere di lui; lì gli dissero che Jim era malato e che i medici erano molto preoccupati per il suo stato di salute, ma che tuttavia credevano che avrebbe potuto farcela.
Nella settimana in cui rimase in ospedale Jim portò molti cambiamenti, egli sorrideva sempre e la sua allegria era contagiosa. La caposala non poteva capire perché Jim fosse tanto felice dato che non aveva mai ricevuto né fiori, né biglietti augurali, né visite. Il sacerdote si avvicinò al letto di Jim con l'infermiera e questa gli disse, mentre Jim ascoltava:
"Nessun amico è venuto a trovarlo, non ha nessuno".
Sorpreso il vecchio Jim disse sorridendo:
"L'infermiera si sbaglia... lei non può sapere che tutti i giorni, da quando sono arrivato qui, a mezzogiorno, un mio amato amico viene, si siede sul letto, mi prende le mani, si inclina su di me e mi dice: "Sono venuto solo per dirti, Jim, quanto sono stato felice da quando ho trovato la tua amicizia e ti ho liberato dai tuoi peccati.. Mi è sempre piaciuto ascoltare le tue preghiere, ti penso ogni giorno....
Beh, Jim... qui c'è GESU' a rapporto!"
Da oggi, ogni giorno, non possiamo perdere l'opportunità di dire a Gesù: "Sono qui a rapporto!"
E' strano come inviamo frasi e barzellette attraverso la posta elettronica..., però quando possiamo inviare messaggi spirituali, ci pensiamo due volte prima di condividerli con altri.
E' strano come la lussuria cruda, volgare e oscena passa liberamente attraverso il ciberspazio, mentre il parlare pubblicamente di Gesù sia evitato nelle scuole o nell'ambiente di lavoro.
E' curioso, vero? Ma ancora più strano è come qualcuno possa essere devoto a Cristo la domenica, ed al tempo stesso essere un cristiano invisibile per il resto della settimana.
lunedì 24 agosto 2015
mercoledì 15 agosto 2012
sabato 4 agosto 2012
San Giovanni Maria Vianney - Curato d'Ars
Giovanni Maria (Jean-Marie, in francese) Vianney, quarto di sei figli, nacque a Dardilly l’8 maggio 1786, da Mathieu e da Marie Béluse. La sua era una famiglia contadina di discrete condizioni, con una solida tradizione cristiana, prodiga nelle opere di carità.
I suoi studi sono stati un disastro, e non solo per la Rivoluzione francese…: è lui che non ce la fa col latino, non sa argomentare né predicare… Per farlo sacerdote c’è voluta la tenacia dell’abbé Charles Balley, parroco di Ecully, presso Lione: gli ha fatto scuola in canonica, l’ha avviato al seminario, lo ha riaccolto quando è stato sospeso dagli studi e, dopo un altro periodo di preparazione, lo fa ordinare sacerdote a Grenoble il 13 agosto 1815, a 29 anni, mentre gli inglesi portano Napoleone prigioniero a Sant’Elena.
Giovanni Maria Vianney, appena prete, torna a Ecully come vicario dell’abbé Balley. Vi rimase per poco più di due anni, fino alla morte del suo protettore, avvenuta il 16 dicembre 1817. Allora lo mandano vicino a Bourg-en-Bresse, ad Ars, un borgo con meno di trecento abitanti, che diventerà parrocchia soltanto nel 1821: poca gente, frastornata da 25 anni di sconquassi.
Il curato d’Ars è tra questa gente, con un suo rigorismo male accetto, con la sua impreparazione, tormentato dal sentirsi incapace. Aria di fallimento, angoscia, voglia di andarsene…ma dopo alcuni anni ad Ars viene gente da ogni parte : quasi dei pellegrinaggi. Vengono per lui, conosciuto in altre parrocchie dove va ad aiutare o a supplire parroci, specie nelle confessioni. Le confessioni: ecco perché vengono. Questo curato deriso da altri preti, e anche denunciato al vescovo per le “stranezze” e i “disordini”, è costretto a stare in confessionale sempre più a lungo (10 e più ore al giorno).
E ormai ascolta anche il professionista di città, il funzionario, la gente autorevole, chiamata ad Ars dai suoi straordinari talenti nell’orientare e confortare, attirata dalle ragioni che sa offrire alla speranza, dai mutamenti che il suo parlare tutto minuscolo sa innescare. Qui si potrebbe parlare di successo, di rivincita del curato d’Ars, e di una sua trionfale realizzazione. Invece continua a credersi indegno e incapace, tenta due volte la fuga e poi deve tornare ad Ars, perché lo aspettano in chiesa, venuti anche da lontano.
Sempre la messa, sempre le confessioni, fino alla caldissima estate 1859, quando non può più andare nella chiesa piena di gente perché sta morendo. Paga il medico dicendogli di non venire più: ormai le cure sono inutili, ed infatti raggiunge il Padre il 4 agosto.
Annunciata la sua morte, “treni e vetture private non bastano più”, scrive un testimone. Dopo le esequie il suo corpo rimane ancora esposto in chiesa per dieci giorni e dieci notti.
S. Pio X (Giuseppe Sarto, 1903-1914) lo ha proclamato Beato l’8 gennaio 1905: è stato ca-nonizzato il 31 maggio 1925 da Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939 ), che nel 1929 lo ha anche dichiarato Patrono dei parroci.
Nel centenario della morte, il 1 agosto 1959, il Beato Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963) , gli dedicò una enciclica: “Sacerdotii Nostri Primordia” additandolo a modello dei sacerdoti : «Parlare di San Giovanni Maria Vianney è richiamare la figura di un sacerdote straordinariamente mortificato, che, per amore di Dio e per la conversione dei peccatori, si privava di nutrimento e di sonno, s’imponeva rudi discipline e praticava soprattutto la rinunzia di se stesso in grado eroico. Se è vero che non è generalmente richiesto ai fedeli di seguire questa via eccezionale, tuttavia la Divina Provvidenza ha disposto che nella Chiesa non mancassero mai pastori di anime che, mossi dallo Spirito Santo, non esitano ad incamminarsi per questo sentiero, poiché sono tali uomini specialmente che operano miracoli di conversioni… »
Il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), era un grande ammiratore e devoto del santo curato d’Ars (cfr. Dono e mistero, LEV, Città del Vaticano, 1996 – pag. 65-66).
In occasione del 150° anniversario della sua morte, è stato indetto, da Pp Benedetto XVI, un “Anno Sacerdotale” dedicato alla sua figura di cui, qui di seguito, un estratto del discorso ai partecipanti alla plenaria della congregazione per il clero (sala del concistoro lunedì, 16 marzo 2009): « Proprio per favorire questa tensione dei sacerdoti verso la perfezione spirituale dalla quale soprattutto dipende l’efficacia del loro ministero, ho deciso di indire uno speciale “Anno Sacerdotale”, che andrà dal 19 giugno prossimo fino al 19 giugno 2010. Ricorre infatti il 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, vero esempio di Pastore a servizio del gregge di Cristo… »
venerdì 3 agosto 2012
L'uomo delle croci
Un uomo viaggiava, portando sulle spalle tante croci pesantissime.
Era ansante, trafelato, oppresso e, passando un giorno davanti ad un crocifisso, se ne lamentò con il Signore così:
“Ah, signore, io ho imparato nel catechismo che tu ci hai creato per conoscerti, amarti e servirti…
Ma invece mi sembra di essere stato creato soltanto per portare le croci!
Me ne hai date tante e così pesanti che io non ho più forza per portarle…”.
Il Signore però gli disse: “Vieni qui, figlio mio, posa queste croci per terra ed esaminiamole un poco…
Ecco, questa è la croce più grossa e la più pesante; guarda cosa c’ è scritto sopra…”.
Quell’uomo guardò e lesse questa parola: SENSUALITA’.
“Lo vedi?”, disse il Signore, “questa croce non te l’ho data io, ma te la sei fabbricata da solo.
Hai avuto troppa smania di godere, sei andato in cerca di piaceri, di golosità, di divertimenti…
E di conseguenza hai avuto malattie, povertà, rimorsi”.
“Purtroppo è vero, soggiunse l’uomo, questa croce l’ho fabbricata io! E’ giusto che io la porti!”.
Sollevò da terra quella croce e se la pose di nuovo sulle spalle.
Il Signore continuò: “Guarda quest’ altra croce. C’è scritto sopra: AMBIZIONE.
Anche questa l’hai fabbricata tu, non te l’ho data io.
Hai avuto troppo desiderio di salire in alto, di occupare i primi posti, di stare al di sopra degli altri…
E di conseguenza hai avuto odio, persecuzione, calunnie, disinganni”.
“E’ vero, è vero! Anche questa croce l’ho fabbricata io! E’ giusto che io la porti!”. Sollevò da terra quella seconda croce e se la mise sulle spalle.
Il Signore additò altre croci, e disse: “Leggi. Su questa è scritto GELOSIA, su quell’altra: AVARIZIA su quest’altra…”.
“Ho capito, ho capito Signore, è troppo giusto quello che tu dici…”.
E prima che il Signore avesse finito di parlare, il povero uomo aveva raccolto da terra tutte le sue croci e se le era poste sulle spalle.
Per ultima era rimasta per terra una crocetta piccola piccola e quando l’uomo la sollevò per porsela sulle spalle, esclamò:
“Oh! Come è piccola questa! E pesa poco!“. Guardò quello che c’era scritto sopra e lesse queste parole:
“La croce di Gesù”.
Vivamente commosso, sollevò lo sguardo verso il Signore ed esclamò: “Quanto sei buono!”. Poi baciò quella croce con grande affetto.
E il Signore gli disse: “Vedi, figlio mio, questa piccola croce te l’ho data io, ma te l’ho data con amore di padre; te l’ho data perché voglio farti acquistare merito con la pazienza; te l’ho data perché tu possa somigliare a me e starmi vicino per giungere al cielo, perché io l’ho detto:
‘Chi vuole venire dietro a me prenda la sua croce ogni giorno e mi segua…’, ma ho detto anche: ‘il mio giogo è soave e il mio peso è leggero’.”
L’uomo delle croci riprese silenzioso il cammino della vita; fece ogni sforzo per correggersi dei suoi vizi e si diede con ogni premura a conoscere, amare e servire Dio.
Le croci più grosse e più pesanti caddero, una dopo l’altra dalle sue spalle e gli rimase soltanto quella di Gesù.
Questa se la tenne stretta al cuore fino all’ultimo giorno della sua vita, e quando arrivò al termine del viaggio, quella croce gli servì da chiave per aprire la porta del paradiso.
Era ansante, trafelato, oppresso e, passando un giorno davanti ad un crocifisso, se ne lamentò con il Signore così:
“Ah, signore, io ho imparato nel catechismo che tu ci hai creato per conoscerti, amarti e servirti…
Ma invece mi sembra di essere stato creato soltanto per portare le croci!
Me ne hai date tante e così pesanti che io non ho più forza per portarle…”.
Il Signore però gli disse: “Vieni qui, figlio mio, posa queste croci per terra ed esaminiamole un poco…
Ecco, questa è la croce più grossa e la più pesante; guarda cosa c’ è scritto sopra…”.
Quell’uomo guardò e lesse questa parola: SENSUALITA’.
“Lo vedi?”, disse il Signore, “questa croce non te l’ho data io, ma te la sei fabbricata da solo.
Hai avuto troppa smania di godere, sei andato in cerca di piaceri, di golosità, di divertimenti…
E di conseguenza hai avuto malattie, povertà, rimorsi”.
“Purtroppo è vero, soggiunse l’uomo, questa croce l’ho fabbricata io! E’ giusto che io la porti!”.
Sollevò da terra quella croce e se la pose di nuovo sulle spalle.
Il Signore continuò: “Guarda quest’ altra croce. C’è scritto sopra: AMBIZIONE.
Anche questa l’hai fabbricata tu, non te l’ho data io.
Hai avuto troppo desiderio di salire in alto, di occupare i primi posti, di stare al di sopra degli altri…
E di conseguenza hai avuto odio, persecuzione, calunnie, disinganni”.
“E’ vero, è vero! Anche questa croce l’ho fabbricata io! E’ giusto che io la porti!”. Sollevò da terra quella seconda croce e se la mise sulle spalle.
Il Signore additò altre croci, e disse: “Leggi. Su questa è scritto GELOSIA, su quell’altra: AVARIZIA su quest’altra…”.
“Ho capito, ho capito Signore, è troppo giusto quello che tu dici…”.
E prima che il Signore avesse finito di parlare, il povero uomo aveva raccolto da terra tutte le sue croci e se le era poste sulle spalle.
Per ultima era rimasta per terra una crocetta piccola piccola e quando l’uomo la sollevò per porsela sulle spalle, esclamò:
“Oh! Come è piccola questa! E pesa poco!“. Guardò quello che c’era scritto sopra e lesse queste parole:
“La croce di Gesù”.
Vivamente commosso, sollevò lo sguardo verso il Signore ed esclamò: “Quanto sei buono!”. Poi baciò quella croce con grande affetto.
E il Signore gli disse: “Vedi, figlio mio, questa piccola croce te l’ho data io, ma te l’ho data con amore di padre; te l’ho data perché voglio farti acquistare merito con la pazienza; te l’ho data perché tu possa somigliare a me e starmi vicino per giungere al cielo, perché io l’ho detto:
‘Chi vuole venire dietro a me prenda la sua croce ogni giorno e mi segua…’, ma ho detto anche: ‘il mio giogo è soave e il mio peso è leggero’.”
L’uomo delle croci riprese silenzioso il cammino della vita; fece ogni sforzo per correggersi dei suoi vizi e si diede con ogni premura a conoscere, amare e servire Dio.
Le croci più grosse e più pesanti caddero, una dopo l’altra dalle sue spalle e gli rimase soltanto quella di Gesù.
Questa se la tenne stretta al cuore fino all’ultimo giorno della sua vita, e quando arrivò al termine del viaggio, quella croce gli servì da chiave per aprire la porta del paradiso.
(fonte sconosciuta)
lunedì 4 giugno 2012
Il prete e gli altri (D. Mosso, La Messa e il Messale n. 2, LDC 1985)
Mi hanno raccontato che un pio sacerdote (il quale
celebrava la messa con molta devozione, senza mai distogliere lo sguardo
dall'altare) un giorno, avendo pronunziato la rituale formula di saluto
all'inizio della messa: «II
Signore sia con voi», senza alzare gli occhi dal libro, si è sentito rispondere
da qualche fedele un po' birichino: «E con il tuo messale!».
Certo, per celebrare l'Eucaristia come si deve ci vogliono
raccoglimento e devozione. La messa — nei giorni festivi come nei giorni feriali — è sempre una cosa
seria. È sempre memoriale della morte e risurrezione del Signore, «azione
sacra per eccellenza», come dice il Concilio (Costituzione sulla liturgia, 7).
Il fatto di celebrare l'Eucaristia anche tutti i giorni non deve assolutamente
offuscare in noi preti la coscienza del mistero più grande di noi, che si
compie attraverso i nostri gesti e le nostre parole.
«Age
quod agis», dicevano i Romani come regola generale di comportamento. Che,
tradotto in saggezza piemontese, suona: « Varda lòn che 't fai!», come
mi son sentito dire tante volte a casa mia da bambino... e anche dopo: bada a
ciò che stai facendo.
Se questa regola vale in ogni circostanza, vale ancora di più quando «diciamo
messa». Ma è proprio l’«attenzione» a ciò che si sta facendo, è proprio la
chiara consapevolezza di ciò che significa «dir messa» a non permettere al
sacerdote di isolarsi in se stesso quando celebra l'Eucaristia, se vuole
svolgere veramente bene il suo ministero.
Si suppone, infatti, che normalmente il prete non sia
solo, quando celebra la messa: poche o tante che siano, normalmente sono
presenti con lui altre persone. Queste altre persone non devono semplicemente «assistere» a un rito
che compie il prete. E non è neanche sufficiente dire che devono «parteciparvi»,
ma sempre partendo dall'idea che, in fondo, «è il prete che dice messa»: la
partecipazione della gente avverrebbe soltanto come un «di più», come un
elemento aggiunto dal di fuori al rito - di per sé autonomo e autosufficiente
- compiuto dal sacerdote.
Per dirla in parole semplicissime: è necessario che tutti
quanti - sacerdoti e fedeli - ci abituiamo a pensare alla messa non come un
rito che fa il prete, ma come una preghiera che si fa tutti insieme, sotto
la guida del sacerdote. Una preghiera-azione ( = una «celebrazione») che
coinvolge insieme il sacerdote e tutti i presenti (non importa se pochi o
molti) in un rapporto così profondo, da essere come le diverse membra di un
unico corpo quando si compie un'azione impegnativa contemporaneamente sul
piano fisico e su quello spirituale.
La messa si fa insieme: il sacerdote con i fedeli,
i fedeli con il sacerdote. Compito del sacerdote non è quello di «isolarsi»
dalla gente (sia pure con la buona intenzione di un più profondo raccoglimento),
ma quello di «immedesimarsi» nell'assemblea presente, sentirsi una cosa sola
con tutti e farsi carico della preghiera di tutti, diventarne animatore e
interprete. Questo significa «presiedere l'assemblea».
Punto di riferimento principale del sacerdote nel
celebrare la messa non deve essere il messale, ma i fedeli presenti. «II Signore sia con
voi» è un saluto e un augurio vero: si dice guardando in faccia i «voi»
a cui ci si rivolge, non tenendo gli occhi incollati al messale! E la stessa
cosa vale anche quando si usano le formule più lunghe proposte dalla nuova
edizione del messale (pagine 293-294)... magari con un piccolo sforzo di
memoria!
In un modo o nell'altro, in tempi vicini o in tempi
lontani, tutti noi preti abbiamo «imparato a dir messa». Forse però abbiamo ancora molto da
imparare per quanto riguarda «l'arte di presiedere le assemblee liturgiche» —
come ci ricordano i nostri Vescovi — «al fine di renderle vere assemblee
celebranti, attivamente partecipi e consapevoli del mistero che si compie»
(Commissione episcopale per la liturgia, « II rinnovamento liturgico in Italia
», n. 7).
venerdì 24 giugno 2011
Amo l'amore
Amo la vita,
amo l'amore,
amo chi lo dona,
chi lo detiene e chi lo regala.
Amo chi sa amare,
amo chi mi ha amato
e amo chi mi ama;
chi ama me ama anche gli altri,
amo gli altri più che me stesso,
amo chi ama gli altri
come fossero la stessa persona.
Amo chiunque sappia cosa sia l'amore
e conosca la sua potenza
e per quello vive,
vive finchè avrà l'ultima goccia
di quella linfa
che non avrà mai fine dentro se stessi.
(Delli Carri C.)
amo l'amore,
amo chi lo dona,
chi lo detiene e chi lo regala.
Amo chi sa amare,
amo chi mi ha amato
e amo chi mi ama;
chi ama me ama anche gli altri,
amo gli altri più che me stesso,
amo chi ama gli altri
come fossero la stessa persona.
Amo chiunque sappia cosa sia l'amore
e conosca la sua potenza
e per quello vive,
vive finchè avrà l'ultima goccia
di quella linfa
che non avrà mai fine dentro se stessi.
(Delli Carri C.)
sabato 28 maggio 2011
La verità
Il male del mondo
è poter nascondere la verità...
non serve celare il falso
quello lo comprendiamo sempre.
(C. Delli Carri)
è poter nascondere la verità...
non serve celare il falso
quello lo comprendiamo sempre.
(C. Delli Carri)
martedì 24 maggio 2011
La Crus: Io confesso
Lo so di aver sbagliato
e so cosa dirai,
lo so di aver sbagliato, e sono qui;
ma chi non sbaglia mai?
Lo so di aver tradito,
ma tradire poi cos’è?
Non credo nel peccato, amore mio
lo so di aver sbagliato, e sono qui;
ma chi non sbaglia mai?
Lo so di aver tradito,
ma tradire poi cos’è?
Non credo nel peccato, amore mio
perché non credo in Dio.
Ho una frase sopra un muro
Ho una frase sopra un muro
quando l’ho scritta non lo so,
posso resistere a tutto
posso resistere a tutto
ma alle tentazioni no.
Ma chiamerai il mio nome,
lo so che lo farai;
non c’è nessun altro mondo
Ma chiamerai il mio nome,
lo so che lo farai;
non c’è nessun altro mondo
così vicino a te,
che è così uguale a me
e un’altra possibilità
io la voglio.
Non posso farne a meno del tuo amore, impazzirei;
ma perdermi tra i sensi, mi divora
io la voglio.
Non posso farne a meno del tuo amore, impazzirei;
ma perdermi tra i sensi, mi divora
e io non cambio mai.
Ma chiamerai il mio nome
Ma chiamerai il mio nome
lo so che lo farai,
non c’è nessun altro mondo
non c’è nessun altro mondo
così vicino a te,
che è così uguale a me
che è così uguale a me
e un’altra possibilità
io la voglio.
lunedì 23 maggio 2011
Almeno tu nell'universo
Sai, la gente è strana prima si odia e poi si ama
cambia idea improvvisamente, prima la verità poi mentirà lui
senza serietà, come fosse niente...
sai la gente è matta forse è troppo insoddisfatta
segue il mondo ciecamente
quando la moda cambia, lei pure cambia
continuamente e scioccamente...
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo,
un punto sei, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo,
non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più...
Sai, la gente è sola, come può lei si consola,
e non far sì che la mia mente
si perda in congetture, in paure
inutilmente e poi per niente...
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo..
Un punto sei, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo...
Non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più...
Non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero...davvero di più...
cambia idea improvvisamente, prima la verità poi mentirà lui
senza serietà, come fosse niente...
sai la gente è matta forse è troppo insoddisfatta
segue il mondo ciecamente
quando la moda cambia, lei pure cambia
continuamente e scioccamente...
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo,
un punto sei, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo,
non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più...
Sai, la gente è sola, come può lei si consola,
e non far sì che la mia mente
si perda in congetture, in paure
inutilmente e poi per niente...
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo..
Un punto sei, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo...
Non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più...
Non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero...davvero di più...
sabato 12 marzo 2011
Il tempo non torna più
Spesso le nostre giornate si complicano
mentre le perplessità rimangono qui
E ci si sposta lontano
in un orizzonte piu’ strano
E i conti gia’ fatti non tornano mai
No il tempo non torna più
e ieri non eri tu, oggi chi sei?
Cos’è che cambia la vita in noi?
E quello che adesso hai
domani non lo vorrai
Spesso le nostre coscienze ci mormorano
frasi che poi nascondiamo dentro di noi
e ci sentiamo colpiti
per come veniamo cambiati
parole nascoste non escono mai
No, il tempo non torna più
e forse rimani tu con quello che hai
cos’è che grida nascosto in noi?
stanotte non dormirai
ma non capirai
No il tempo non torna più
e ieri non eri tu
oggi chi sei?
Vedi il tempo non torna più
No il tempo non torna più
vedi il tempo non torna più
No il tempo non torna più
mentre le perplessità rimangono qui
E ci si sposta lontano
in un orizzonte piu’ strano
E i conti gia’ fatti non tornano mai
No il tempo non torna più
e ieri non eri tu, oggi chi sei?
Cos’è che cambia la vita in noi?
E quello che adesso hai
domani non lo vorrai
Spesso le nostre coscienze ci mormorano
frasi che poi nascondiamo dentro di noi
e ci sentiamo colpiti
per come veniamo cambiati
parole nascoste non escono mai
No, il tempo non torna più
e forse rimani tu con quello che hai
cos’è che grida nascosto in noi?
stanotte non dormirai
ma non capirai
No il tempo non torna più
e ieri non eri tu
oggi chi sei?
Vedi il tempo non torna più
No il tempo non torna più
vedi il tempo non torna più
No il tempo non torna più
domenica 6 marzo 2011
E penso a te
Io lavoro e penso a te
torno a casa e penso a te
le telefono e intanto penso a te
Come stai? E penso a te
Dove andiamo? E penso a te
Le sorrido abbasso gli occhi e penso a te
Non so con chi adesso sei
non so che cosa fai
ma so di certo a cosa stai pensando
è troppo grande la città
per due che come noi
non sperano però si stan cercando cercando
Scusa è tardi e penso a te
ti accompagno e penso a te
non son stato divertente e penso a te
sono al buio e penso a te
chiudo gli occhi e penso a te
io non dormo e penso a te.
torno a casa e penso a te
le telefono e intanto penso a te
Come stai? E penso a te
Dove andiamo? E penso a te
Le sorrido abbasso gli occhi e penso a te
Non so con chi adesso sei
non so che cosa fai
ma so di certo a cosa stai pensando
è troppo grande la città
per due che come noi
non sperano però si stan cercando cercando
Scusa è tardi e penso a te
ti accompagno e penso a te
non son stato divertente e penso a te
sono al buio e penso a te
chiudo gli occhi e penso a te
io non dormo e penso a te.
mercoledì 2 marzo 2011
Chi muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
Pablo Neruda
domenica 27 febbraio 2011
L'aquila reale
Un uomo trovò un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una chioccia. L’uovo si schiuse contemporaneamente a quelle della covata e l’aquilotto crebbe insieme ai pulcini. Per tutta la vita l’aquila fece quello che facevano i polli del cortile, pensando di essere uno di loro. Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro. Trascorsero gli anni e l’aquila divenne molto vecchia. Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d’aria, muovendo appena le robuste ali dorate. La vecchia aquila alzò lo sguardo, stupita. "Chi è quello?" chiese. "E’ l’aquila, il re degli uccelli", rispose il suo vicino. "Appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo polli." E così l’aquila visse e morì come un pollo, perché pensava di essere tale.
Anthony De Mello
giovedì 24 febbraio 2011
Sole spento
Sole che torni domani
per darmi un giorno
che già ieri ho vissuto,
i tuoi raggi non brillano più
e non danno calore al mio cuore.
Sole ormai spento
nel vuoto dei giorni
ti perdi nel cielo
e straniero alla terra
non scaldi il mio cuore.
per darmi un giorno
che già ieri ho vissuto,
i tuoi raggi non brillano più
e non danno calore al mio cuore.
Sole ormai spento
nel vuoto dei giorni
ti perdi nel cielo
e straniero alla terra
non scaldi il mio cuore.
Girolamo Alessi
mercoledì 23 febbraio 2011
Pianto antico
L'albero a cui tendevi
la pargoletta mano,
il verde melograno
da' bei vermigli fior,
nel muto orto solingo
rinverdì tutto or ora
e giugno lo ristora
di luce e di calor.
tu fior della mia pianta
percossa e inaridita,
tu dell'inutil vita
estremo unico fior,
sei ne la terra fredda,
sei ne la terra negra;
né il sol più ti rallegra
né ti risveglia amor.
la pargoletta mano,
il verde melograno
da' bei vermigli fior,
nel muto orto solingo
rinverdì tutto or ora
e giugno lo ristora
di luce e di calor.
tu fior della mia pianta
percossa e inaridita,
tu dell'inutil vita
estremo unico fior,
sei ne la terra fredda,
sei ne la terra negra;
né il sol più ti rallegra
né ti risveglia amor.
Giosuè Carducci
martedì 22 febbraio 2011
Il segreto del tuo cuore...
Non nascondere
il segreto del tuo cuore,
amico mio!
Dillo a me, solo a me,
in confidenza.
Tu che sorridi così gentilmente,
dimmelo piano,
il mio cuore lo ascolterà,
non le mie orecchie.
La notte è profonda,
la casa silenziosa,
i nidi degli uccelli
tacciono nel sonno.
Rivelami tra le lacrime esitanti,
tra sorrisi tremanti,
tra dolore e dolce vergogna,
il segreto del tuo cuore.
il segreto del tuo cuore,
amico mio!
Dillo a me, solo a me,
in confidenza.
Tu che sorridi così gentilmente,
dimmelo piano,
il mio cuore lo ascolterà,
non le mie orecchie.
La notte è profonda,
la casa silenziosa,
i nidi degli uccelli
tacciono nel sonno.
Rivelami tra le lacrime esitanti,
tra sorrisi tremanti,
tra dolore e dolce vergogna,
il segreto del tuo cuore.
Tagore
lunedì 21 febbraio 2011
Non t'amo se non perché t'amo.
Non t'amo se non perché t'amo
e dall'amarti a non amarti giungo
e dall'attenderti quando non t'attendo
passa dal freddo al fuoco il mio cuore.
Ti amo solo perché io ti amo,
senza fine t'odio, e odiandoti ti prego,
e la misura del mio amor viandante
è non vederti e amarti come un cieco.
Forse consumerà la luce di Gennaio,
il raggio crudo, il mio cuore intero,
rubandomi la chiave della calma.
In questa storia solo io muoio
e morirò d'amore perché t'amo,
perché t'amo, amore, a ferro e fuoco.
Neruda
domenica 13 febbraio 2011
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