
giovedì 2 settembre 2010
Il mito di Narciso

La vita non è che un’ombra che cammina

SEYTON: La regina è morta, signor mio!
MACBETH: Avrebbe dovuto morire più tardi; non sarebbe mancato il momento opportuno per udire una simile parola. Domani, poi domani, poi domani: così, da un giorno all'altro, a piccoli passi, ogni domani striscia via fino all'ultima sillaba del tempo prescritto; e tutti i nostri ieri hanno rischiarato, a degli stolti, la via che conduce alla polvere della morte. Spengiti, spengiti, breve candela! La vita non è che un'ombra che cammina, un povero commediante che si pavoneggia e si agita, sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e di furore, che non significa nulla.
Macbeth atto V scena V
mercoledì 1 settembre 2010
Dono la mia carne
Offro il mio corpo perchè sia consumato.Dono la mia carne a quelli che hanno fame,
il mio sangue a chi ha sete,
la mia pelle a chi è nudo,
le mie ossa come combustibile per chi ha freddo.
Offro la mia gioia, la mia felicità agli sventurati,
il mio respiro vitale per rianimare i moribondi.
martedì 31 agosto 2010
Il piccolo principe e la volpe
Mentre il piccolo Principe seduto per terra piangeva, proprio in quel momento apparve la volpe."Buon giorno"
"Buon giorno",
rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui",
disse la voce,
"sotto al melo..."
"Chi sei? sei molto carino..."
"Sono una volpe".
"Vieni a giocare con me, sono così triste..."
"Non posso giocare con te, non sono addomesticata".
"Ah! scusa".
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
"Che cosa vuol dire <addomesticare>?"
"Non sei di queste parti, tu che cosa cerchi?"
"Cerco gli uomini… Che cosa vuol dire <addomesticare>?"
"Gli uomini, hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?"
"No. Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "<addomesticare>?"
ribatté nuovamente il piccolo Principe
" È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei legami>..."
"Creare dei legami?"
"Certo. Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo".
"Comincio a capire… C'è un fiore... credo che mi abbia addomesticato..."
"È possibile, capita di tutto sulla Terra..."
"Oh! non e' sulla Terra".
La volpe sembrò perplessa:
"Su un altro pianeta?"
"Si".
"Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
"No".
"Questo mi interessa. E delle galline?"
"No".
"Non c'e' niente di perfetto"
sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea:
"La mia vita e' monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano..."
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
"Per favore... addomesticami".
"Volentieri, ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
"Non si conoscono che le cose che si addomesticano",
disse la volpe.
"Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che cosa bisogna fare?".
"Bisogna essere molto pazienti". "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino..."
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora".
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
"Che cos'e' un rito?".
"Anche questa è una cosa da tempo dimenticata". " È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì e' un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina:
disse la volpe:
"Ah!,.. piangerò".
"La colpa è tua, io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti
addomesticassi..."
" È vero".
"Ma piangerai!".
" È certo".
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno il colore del grano".
Poi soggiunse:
Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si puo' morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa".
E ritornò dalla volpe.
"Addio",
disse alla volpe.
"Addio. Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore.
L'essenziale è invisibile agli occhi".
"L'essenziale è invisibile agli occhi".
ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
" È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
" È il tempo che ho perduto per la mia rosa..."
sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua
rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..."
ripeté il piccolo principe per ricordarselo.
Antoine de Saint-Exupéry
Il Piccolo principe cap. 21
lunedì 30 agosto 2010
L’assenza
Sarai distante o sarai vicinosarai più vecchio o più ragazzino
starai contento o proverai dolore
starai più al freddo o starai più al sole
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Se chiamo forte potrai sentire
se credi agli occhi potrai vedere
c'è un desiderio da attraversare
e un magro sogno da decifrare
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Piovono petali di girasole
sulla ferocia dell'assenza
la solitudine non ha odore
ed il coraggio è un'antica danza
Tu segui i passi di questo aspettare
tu segui il senso del tuo cercare
C'è solo un posto dove puoi tornare
c'è solo un cuore dove puoi stare
domenica 29 agosto 2010
Lettera di Gabriel Garcìa Màrquez
Se per un istante Dio si dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi facesse dono di un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto ciò che penso, ma penserei a tutto ciò che dico. Valuterei le cose, non per il loro valore, ma per ciò che significano. Dormirei poco, sognerei di più, essendo cosciente che per ogni minuto che teniamo gli occhi chiusi, perdiamo sessanta secondi di luce. Andrei avanti quando gli altri si ritirano, mi sveglierei quando gli altri dormono. Ascolterei quando gli altri parlano e con quanto piacere gusterei un buon gelato al cioccolato.
Se Dio mi desse un pezzo di vita, mi vestirei in modo semplice, e prima di tutto butterei me stesso in fronte al sole, mettendo a nudo non solo il mio corpo, ma anche la mia anima.
Dio mio se avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l'arrivo del sole. Sulle stelle dipingerei una poesia di Benedetti con un sogno di Van Gogh e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna. Annaffierei le rose con le mie lacrime per sentire il dolore delle loro spine e il rosso bacio dei loro petali.
Dio mio se avessi un pezzo di vita, non lascerei passare un solo giorno senza dire alle persone che amo, che le amo. Direi ad ogni uomo e ad ogni donna che sono i miei prediletti e vivrei innamorato dell'amore. Mostrerei agli uomini quanto sbagliano quando pensano di smettere di innamorarsi man mano che invecchiano, non sapendo che invecchiano quando smettono di innamorarsi!
A un bambino darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo. Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con la dimenticanza.
Ho imparato così tanto da voi, Uomini... Ho imparato che ognuno vuole vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel come questa montagna è stata scalata. Ho imparato che quando un neonato stringe per la prima volta il dito del padre nel suo piccolo pugno, l'ha catturato per sempre. Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare dall'alto in basso un altro uomo solo per aiutarlo a rimettersi in piedi. Da voi ho imparato così tante cose, ma in verità non saranno granchè utili, perchè quando mi metteranno in questa valigia, starò purtroppo per morire.
Dì sempre ciò che senti e fa' ciò che pensi. Se sapessi che oggi è l'ultima volta che ti guardo mentre ti addormenti, ti abbraccerei fortemente e pregherei il Signore per poter essere il guardiano della tua anima. Se sapessi che oggi è l'ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene altri. Se sapessi che oggi è l'ultima volta che sento la tua voce, registrerei ogni tua parola per poterle ascoltare una e più volte ancora. Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo, direi "ti amo" e non darei scioccamente per scontato che già lo sai.
Sempre c'è un domani e la vita ci dà un'altra possibilità per fare le cose bene, ma se mi sbagliassi e oggi fosse tutto ciò che ci rimane, mi piacerebbe dirti quanto ti amo, che mai ti dimenticherò. Il domani non è assicurato per nessuno, giovane o vecchio. Oggi può essere l'ultima volta che vedi chi ami. Perciò non aspettare oltre, fallo oggi, perchè se il domani non arrivasse, sicuramente compiangeresti il giorno che non hai avuto tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio e che eri troppo occupato per regalare un ultimo desiderio.
Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli "mi spiace", "perdonami", "per favore", "grazie" e tutte le parole d'amore che conosci. Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per esprimerli. Dimostra ai tuoi amici e ai tuoi cari quanto sono importanti.
sabato 28 agosto 2010
Pigliati ‘na pastiglia
io cammino sbarianno
io nun tengo mai suonno
non chiudo mai ll'uocchie e non bevo cafe'
'Na perziana ca sbatte
'nu lampione ca luce
e 'nu 'mbriaco che dice bussanno a 'na porta
M'arape Cunce' ?
'A tre mise nun dormo cchiu',
'na vucchella vurria scurda'
Gente diciteme comme 'aggia fa ?
Pigliate 'na pastiglia
Pigliate 'na pastiglia, siente a mme !
Pe me fa addurmi'
pe me fa scurda'
il mio dolce amor
Pigliate 'na pastiglia
Pigliate 'na pastiglia, siente a mme !
Pe me fa senti'
come un gran pascia'
e mi inebria il cuor !
Dint' 'e vetrine 'e tutte 'e farmaciste
la vecchia camomilla ha dato il posto
Alle palline e glicerofosfato
bromotelevisionato grammi zero zero tre.
Ah !
Pigliate 'na pastiglia, siente a mme !
'Into 'o scuro 'na gatta
mastecanno 'na sarda
doce doce me guarda
me guarda se struscia miagola e fa
Siente a mme, va te a cucca'
Siente a mme, va te a cucca'
So' 'nu ciuccio 'e carretta
Carrecato d'ammore
ca se tira stu core
stu core che cerca la felicita' !
'A tre mise nun dormo cchiu',
'na vucchella vurria scurda'
Gente diciteme comme 'aggia fa ?
Pigliate 'na pastiglia
Pigliate 'na pastiglia, siente a mme !
Pe me fa addurmi'
pe me fa scurda'
il mio dolce amor
Pigliate 'na pastiglia
Pigliate 'na pastiglia, siente a mme !
Pe me fa senti'
come un gran pascia'
e mi inebria il cuor !
Dint' 'e vetrine 'e tutte 'e farmaciste
la vecchia camomilla ha dato il posto
Alle palline e glicerofosfato
bromotelevisionato grammi zero zero tre.
Ah !
Pigliate 'na pastiglia, siente a mme !
Dint' 'e vetrine 'e tutte 'e farmaciste
la vecchia camomilla ha dato il posto
Alle palline e glicerofosfato
bromotelevisionato dittiti', bicarbonato
borotalco e seme 'e lino, cataplasma e semolino
'na custata 'a fiorentina mortadella, dduie panine
cu' 'nu miezo litro 'e vino nu caffe' con caffeina
grammi zero zero tre.
Ah !
Pigliate 'na pastiglia
Pigliate 'na pastiglia
Pigliate 'na pastiglia
Pigliate 'na pastiglia, siente a mme !
Renato Carosone
venerdì 27 agosto 2010
La fiaba della signora Eva

In riva al mare tendeva le braccia e adorava la stella, la sognava e le rivolgeva i suoi pensieri. Ma sapeva o credeva di sapere che le stelle non possono essere abbracciate dall'uomo. Considerava suo destino amare senza speranze un astro, e su questo pensiero costruì tutto un poema di rinunce e di mute sofferenze che dovevano purificarlo e renderlo migliore. Tutti i suoi sogni però erano rivolti alla stella.
Una volta, trovandosi di nuovo su un alto scoglio in riva al mare notturno, stava a guardare la stella ardendo d'amore. E nel momento di maggior desiderio fece un balzo e si buttò nel vuoto per andare incontro alla stella. Ma nel momento stesso del balzo un pensiero gli attraversò la mente: no, è impossibile!
Così cadde sull'arena e rimase sfracellato. Non sapeva amare.
Se nel momento del balzo avesse avuto l'energia di credere fermamente nel buon esito, sarebbe volato in alto a congiungersi con la stella.
Hermann Hesse

